Partire subito per una finanza locale veramente nuova
Anche quest'anno, nell'imminenza della predisposizione dei bilanci comunali di previsione Anci Lombardia, assieme ad altre Anci Regionali, mette a disposizione questo sito internet, ormai consultato da moltissimi Amministratori Locali e Responsabili degli Uffici Finanziari dei Comuni.
Questo dato confortante ci conferma nella scelta fatta da anni di fornire tempestivamente una serie di note informative, utili alla stesura dei bilanci e soprattutto utili a districarsi tra le norme che ogni anno, in modo quasi cervellotico, modificano le regole contabili, stringono in una morsa ormai soffocante i margini di autonomia finanziaria, condizionano le scelte sui servizi e sugli investimenti e infine costringono Sindaci, Assessori Consiglieri, Segretari e Ragionieri, a trovare soluzioni altrettanto arzigogolate per difendersi e cercare di far quadrare i conti senza penalizzare i propri cittadini.
Sembra di proporre un sogno, immaginare che sia possibile stabilire delle norme che abbiano a durare per alcuni anni, consentendo un respiro programmatico serio e coerente con le esigenze e le aspettative delle comunità locali. Una coerenza che consenta insomma ai Sindaci di porre veramente mano agli impegni assunti davanti ai propri elettori.
Purtroppo tra questa esigenza e la finanziaria 2007, in modo per altro non dissimile da finanziarie precedenti, c'è un abisso non solo e non tanto per i tagli alle risorse che in questa occasione non sono significativi, ma per la necessità di mettere mano alle entrate proprie con aumenti di imposte locali, per non dover tagliare spese e servizi indispensabili.
La possibilità di far fronte al Patto di stabilità interna quest'anno è infatti legata non ad un taglio di spese imposto centralmente dal Governo e dal Parlamento in modo indiscriminato, ma dalla necessità di contenere il rapporto tra entrate ed uscite entro margini di un saldo di bilancio prestabilito. Si tratta infatti, per l'anno 2007, di scegliere solo apparentemente tra soluzioni che di fatto sono obbligatorie e non autonomamente assunte. Si è in altri termini "liberi" di scegliere tra tagliare le spese, aumentare le entrate oppure di agire su entrambi i piatti della bilancia a condizione di contenere l'equilibrio di bilancio a "saldo" nei margini imposti dalla legge finanziaria.
Sembrerebbe ragionevole che Governo e Parlamento abbiano imposto questo vincolo sui saldi, stante il fatto che l'insieme dell'equilibrio tra risorse e spesa pubblica del Paese, debba sottostare ai vincoli imposti dalla U. E. e dal trattato di Maastricht. Né del resto i Comuni e l'ANCI hanno chiesto di non volere concorrere al risanamento di una finanza pubblica che è fortemente indebitata ben oltre i limiti sottoscritti per far parte della Comunità Europea.
Ciò che viene denunciato dall'ANCI è il fatto che ogni anno si ricerca affannosamente una soluzione meramente contabile, congiunturale ed improvvisata, senza porre mano seriamente, in modo strategico, a riforme strutturali di sistema secondo il dettato Costituzionale previsto dal nuovo Titolo V/Cost. Se non si fosse perso tempo, dal 2000 ad oggi, forse il federalismo fiscale potrebbe essere stato introdotto e sperimentato seriamente; forse i Comuni avrebbero potuto contare su una legislazione più stabile e coerente che consentisse di programmare con gradualità gli investimenti e le opere pubbliche fattibili.
Invece anche quest'anno, soprattutto per gli investimenti i Comuni si troveranno davanti a difficoltà ed a situazioni anacronistiche; per le quali, per esempio, Comuni che negli scorsi anni abbiano realizzato investimenti e potrebbero non averne necessità sono messi in grado di prevederne di ulteriori mentre Comuni che negli scorsi anni abbiano per scelta o necessità il contenimento delle spese di investimento, per stare nei patti, si trovano ora ad essere ulteriormente bloccati quando ormai le esigenze di sviluppo sono divenute incontenibili.
Di questi esempi se ne potrebbero fare a iosa in materia di assunzioni o in materia di associazionismo e unioni comunali; tutte scelte che risultano alla fine essere, dalle finanziarie e nei fatti, penalizzate malgrado le dichiarazioni di Governo e Parlamento che le vorrebbero incentivare e promuovere.
Nella documentazione prodotta e nei contributi offerti dai numerosi esperti che hanno collaborato a questo sito, questi paradossi emergono con evidenza, ma soprattutto emergono dall'esperienza quotidiana degli Amministratori locali sottoposti oltre che al danno, anche alla beffa di sentirsi muover l'accusa di essere dediti a sprechi e a laute indennità, quando è notorio che le indennità dei Sindaci e per conseguenza degli Assessori e dei Consiglieri, hanno importi fino a dieci volte inferiori a quelle di altri settori dello Stato e che, se rapportate ai compensi di Amministratori Delegati di Aziende e Imprese private, di dimensioni e complessità pari a quelle di un Comune, sono addirittura risibili.
Ad ottimistica conclusione voglio auspicare che la farraginosità della finanziaria 2007, con gli oltre 1350 commi, e la faticosità dell'iter parlamentare, abbiano dimostrato che il tempo di una seria riforma della finanza pubblica in senso federale e secondo Costituzione è ormai giunto: c'è da augurarsi che il prossimo anno non si abbia a ripetere un commento come questo.