|
“LA TRASFORMAZIONE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI IN RELAZIONE
AL RAFFORZAMENTO DEL RUOLO DELLE AUTONOMIE LOCALI”
di
Antonino Turicchi
Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti S.p.a.
torna in alto
Evoluzione
del contesto di riferimento
La Cassa Depositi e Prestiti (“CDP”) ha storicamente operato
come strumento dello Stato centrale, che, attraverso proprie emanazioni,
raccoglie risorse per assolvere ai propri compiti istituzionali, fra i
quali sopperire alle esigenze di liquidità del Tesoro e finanziare
gli investimenti degli enti pubblici in particolare di livello locale.
La destinazione di parte del risparmio postale, che costituisce la principale
forma di raccolta dell’Istituto, al finanziamento degli enti locali
ha dato vita, in un contesto di finanza derivata, all’attivazione
di un circuito di finanza pubblica dal livello centrale a quello periferico.
Il ruolo della CDP, essenziale nel modello di finanza degli enti locali
che ha contraddistinto i primi anni ‘80 e che si basava sull’assunzione
da parte dello Stato degli oneri dell’ammortamento dei mutui contratti
dagli enti, venne ulteriormente rafforzato nel 1984 dal conferimento all’Istituto
del monopolio legale del credito agli enti locali. Tale provvedimento,
in base al quale gli enti locali potevano rivolgersi agli intermediari
bancari solo dopo che la CDP aveva manifestato la sua indisponibilità
a concedere il finanziamento, si rese necessario per riportare sotto controllo
l’indebitamento delle autonomie locali.
Con la revoca del monopolio sul credito agli enti locali nel 1990 e per
effetto del nuovo assetto di finanza locale, che privilegia l’autonomia
di prelievo e di spesa, si è avviato un radicale processo di cambiamento
nella gestione del bilancio delle autonomie locali.
Il progressivo disimpegno dello Stato nel finanziamento degli enti locali
ed il maggior decentramento delle competenze hanno contribuito ad aumentare
il livello di complessità dell’attività degli enti,
che si trovano a dover soddisfare una domanda crescente di servizi con
risorse sempre più limitate.
Ulteriori vincoli sono, inoltre, collegati al rispetto degli obiettivi
dettati dal Patto di stabilità interno. Il rispetto di tali vincoli
si presenta molto impegnativo, per gli enti locali, anche in relazione
alle specifiche responsabilità derivanti dal non raggiungimento
degli obiettivi.
La scarsità di risorse e i vincoli imposti dal patto di stabilità
interno hanno costretto gli enti a ripensare le proprie politiche di programmazione,
finanziarie e di bilancio per pianificare le priorità, allocare
efficacemente le risorse ed individuare le soluzioni finanziarie più
consone allo sviluppo che l’ente deve comunque garantire sul proprio
territorio.
Diventa così non più procrastinabile intervenire sulle criticità
che si manifestano, sia nel campo della programmazione/realizzazione delle
opere pubbliche, che sul versante delle risorse finanziarie. Queste problematiche
e la ricerca di possibili soluzioni si sono manifestate praticamente in
tutti gli enti, ma assumono una particolare valenza per i comuni medio
piccoli, che non hanno la possibilità di acquisire professionalità
idonee ad affrontarle.
Lo scenario, quindi, sotto il profilo economico-istituzionale, nel quale
si esplicherà l’attività di finanziamento delle opere
pubbliche della CDP, è connotato da alcune linee di tendenza fondamentali,
così riassumibili:
- scarsità di risorse pubbliche, da cui derivano stringenti vincoli
di finanza pubblica a tutti i livelli di governo, rafforzati dagli impegni
di stabilità che il Paese ha assunto in sede comunitaria;
- conseguente necessità di rendere più efficiente l’allocazione
delle risorse pubbliche nei piani di sviluppo economico, a livello locale,
nazionale e comunitario e di attivare quote crescenti di risorse private
nella realizzazione di opere pubbliche e di pubblica utilità;
- massima attenzione ai profili di sostenibilità, sul piano ambientale
e sociale, della pianificazione delle trasformazioni territoriali e ai
profili di qualità dei progetti;
- ampia liberalizzazione dei mercati e rafforzamento dei relativi elementi
di concorrenzialità, che richiedono un rapido recupero del gap
infrastrutturale italiano;
- diffondersi concreto, nelle prassi programmatorie, del principio di
sussidiarietà, che richiama a responsabilità decisionali
nuove soprattutto i livelli locali di governo.
Complessivamente, tale scenario pone al centro della riflessione delle
amministrazioni pubbliche – e, dunque, per le sue specifiche missioni,
anche della CDP - il tema dell’efficienza allocativa, come necessario
raccordo tra la programmazione di bilancio in tutte le sue articolazioni,
da un lato, e la pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione
degli investimenti pubblici, dall’altro. Questo tema evoca a sua
volta un approccio sistemico, coerente con il ciclo di sviluppo infrastrutturale.
Sullo stesso la Pubblica Amministrazione, diffusamente a livello locale,
sconta una certa impreparazione culturale e notevoli ritardi operativi.
Se la principale missione della CDP è stata storicamente quella
di sostenere lo sviluppo infrastrutturale e territoriale del Paese, oggi
tale missione va reinterpretata nel nuovo scenario: offrire, soprattutto
ai livelli di governo regionale e locale, un ventaglio di strumenti, in
termini finanziari e di servizio, che possono facilitare e accelerare
il riposizionamento del sistema su un più adeguato grado di efficienza
allocativa.
torna in alto
La trasformazione della CDP
Parallelamente
alle evoluzioni del ruolo delle autonomie locali, il quadro di riferimento
istituzionale per l’attività della CDP ha subito profonde
trasformazioni ed è stato attraversato dalle seguenti rilevanti
riforme:
-
gli enti locali hanno raggiunto un elevato livello di autonomia organizzativa
e finanziaria; il rapporto tra la misura, sempre maggiore, delle risorse
proprie rispetto a quelle trasferite si è modificato a seguito
della riforma strutturale della finanza locale;
-
la Cassa Depositi e Prestiti ha progressivamente guadagnato una soggettività
autonoma rispetto alla persona giuridica Stato; dapprima con la soppressione
della omonima Direzione generale del Ministero del Tesoro, quindi con
il formale riconoscimento della personalità giuridica;
-
le funzioni operative delle Poste, che costituiscono il canale distributivo
del risparmio postale, sono passate dall’Azienda autonoma, all'Ente
pubblico economico, alla Società Poste, che ha acquisito una
operatività para-bancaria, dunque di impresa;
-
nel novero degli enti ammessi al credito della Cassa Depositi e Prestiti
sono stati inclusi soggetti non necessariamente pubblici, quali le imprese
di pubblico servizio, in conseguenza del processo di esternalizzazione
e liberalizzazione che ha coinvolto il settore.
Dal nuovo assetto é emersa l’esigenza di riconsiderare lo
speciale regime pubblicistico, in cui l’Istituto opera, affinché
esso, da strumento di efficienza implicita del sistema, non si traduca
in elemento di rigidità, tale da limitare l’operatività
e la capacità di intervento nell’area del credito alle opere
pubbliche e della raccolta di risparmio attraverso il canale postale.
Il progetto di trasformazione in società per azioni della Cassa
Depositi e Prestiti si prefigge dunque lo scopo di indirizzare la gestione
dell’Istituto verso logiche maggiormente orientate al mercato, mantenendo
tuttavia i connotati di specialità connessi alle finalità
pubbliche e di interesse generale, di cui la nuova Cassa Depositi e Prestiti
rimane soggetto esponenziale.
Il progetto di societarizzazione ha come principali obiettivi:
-
migliorare significativamente l’efficienza complessiva della Cassa
Depositi e Prestiti nell’erogazione del credito a livello locale,
affiancando all’attuale servizio di finanziamento una più
completa, efficiente e professionale struttura di assistenza e consulenza
agli enti;
-
favorire i processi di sviluppo a livello locale basati sull’esternalizzazione
dei servizi pubblici, attraverso l’organizzazione di un’adeguata
struttura di finanziamento;
-
sviluppare strumenti e meccanismi di provvista più efficienti
e diversificati da affiancare a quelli tradizionali, come, ad esempio,
i prodotti finanziari di tipo previdenziale.
La
necessità di combinare un’attività orientata al mercato
con il tradizionale servizio di erogazione del credito agli enti pubblici,
in particolare di livello locale, ha determinato la strutturazione della
nuova Società in due distinte aree.
La prima area – organizzata come gestione separata – è
preposta alla concessione di prestiti allo Stato, alle Regioni, agli enti
locali e agli organismi di diritto pubblico.
La “gestione separata” rappresenta la continuità con
il passato per quanto riguarda la missione e le modalità di svolgimento:
-
la raccolta postale, nelle tradizionali forme dei libretti di risparmio
e dei buoni fruttiferi, assistiti dalla garanzia dello Stato, è
riservata al finanziamento degli enti pubblici;
-
il credito agli enti pubblici è erogato secondo criteri di pubblico
servizio, che devono assicurare accessibilità, predeterminazione
delle condizioni e uniformità di trattamento;
-
i poteri di indirizzo e di vigilanza, anche regolamentare, sono conservati
al Ministero dell’economia e delle finanze;
-
nel Consiglio di amministrazione della Società è presente
la rappresentanza delle autonomie locali già in organico nel
Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti; il Ministero
dell’economia e delle finanze continua a essere rappresentato
dal Direttore generale del Tesoro e dal Ragioniere generale dello Stato.
L’esigenza di coniugare l’intervento della nuova Cassa Depositi
e Prestiti con la necessità di non violare le regole che informano
lo sviluppo dei mercati è assicurata dalla “gestione separata”
sotto tre rilevanti profili.
Il fruitore del credito erogato dalla gestione separata non è un’impresa,
dunque non rientra fra i destinatari della normativa comunitaria in materia
di aiuti di Stato. Tale circostanza esclude il trasferimento a terzi di
vantaggi incompatibili con la disciplina in materia di mercato e concorrenza.
La natura e le caratteristiche delle attività nonché le
modalità con cui sono attuati gli interventi non pongono in linea
generale i servizi della gestione separata in concorrenza con quelli offerti
da altri soggetti sul mercato. La pubblicità e la non negoziabilità
delle condizioni hanno infatti costituito le ragioni che, secondo consolidati
orientamenti, non hanno assoggettato il ricorso al credito della Cassa
depositi e prestiti a procedure di evidenza pubblica.
La separazione contabile delle due funzioni, quella di finanziamento degli
enti pubblici e quella di finanziamento delle imprese di servizio pubblico,
è in linea con le direttive comunitarie in materia di trasparenza
e con la più recente prassi decisionale della Commissione relativamente
agli obblighi di approntare contabilità separate affinché
l’insieme delle risorse destinate ad attività di interesse
generale non siano utilizzate anche per finanziamenti a società
commerciali.
La seconda area – gestione ordinaria – è preposta al
finanziamento delle imprese di servizio pubblico.
La transizione verso un mercato dei servizi pubblici aperto alla concorrenza
si sta realizzando a livello locale, attraverso processi di riassetto
societario avviati con la trasformazione delle aziende municipali in società
per azioni. Tali trasformazioni sono finalizzate allo scorporo delle reti
e degli impianti, da conferire a società detenute dagli enti, e
a fusioni tese a rafforzare la capacità di competizione per gli
affidamenti.
La presenza sul mercato di un intermediario specializzato nel finanziamento
degli investimenti infrastrutturali agevola e promuove la concorrenza
tra gli operatori, finalizzata ad una più efficiente e meno costosa
offerta dei servizi.
Come la costituzione di Infrastrutture S.p.a. rappresenta il volano per
avviare il processo di realizzazione delle grandi opere, capaci di autofinanziarsi,
almeno in parte, con la tecnica della finanza di progetto, così
la nuova Società deve garantire un’offerta di credito nel
settore dei pubblici servizi affinché la riforma del settore non
debba scontare ritardi o carenze nel processo di infrastrutturazione.
A differenza di Infrastrutture S.p.a., preposta al finanziamento delle
grandi opere di interesse nazionale, cui si sottendono processi che, coinvolgendo
più livelli decisionali, rendono più complessa la valutazione
dell’investimento al punto da giustificare l’intervento della
garanzia dello Stato, la nuova Cassa Depositi e Prestiti si posiziona
in un settore, quale quello delle opere funzionali all’erogazione
dei servizi pubblici locali, in cui il valore economico dell’investimento
è più agevolmente apprezzabile secondo logiche di mercato.
Il buon esito dell’iniziativa poggia sulla capacità di esprimere
un elevato livello di specializzazione, che può raggiungere solo
un intermediario la cui attività sia compresa in un determinato
segmento di mercato e sostenuta da regimi funzionali alla sua missione.
Per questo motivo la “gestione ordinaria”, che è regolata
dalle disposizioni in materia di intermediari finanziari non bancari ed
è soggetta alla vigilanza della Banca d’Italia, può
avvalersi di strumenti calibrati sulle specifiche necessità che
il settore esprime.
La CDP, quindi, anche grazie a questa trasformazione, vuole rispondere
prontamente alle esigenze delle autonomie locali al fine di continuare
a contribuire allo sviluppo economico del Paese. A tal fine, oltre ad
ampliare l’offerta di finanziamenti, la CDP intende promuovere servizi
di sviluppo e assistenza strategica, anche nell’ottica di un recupero
della “produttività” economica e sociale degli impieghi,
mediante un supporto alle autonomie locali fin dalla fase di pianificazione
e progettazione degli interventi. |