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LE NOZZE CON I FICHI SECCHI
Prefazione del Presidente dell'ANCI Lombardia on. Giuseppe Torchio
Presidente di Anci Lombardia
A ben vedere la vicenda Kafkiana dell' ultima finanziaria, con i tagli di stagione annunciati e gli insufficienti emendamenti correttivi approvati, non rappresenta nulla di nuovo rispetto alla vecchia immagine delle nozze con i fichi secchi.

Da alcune legislature , infatti, assistiamo ad una sorta di braccio di ferro tra l'uno e l'altro degli schieramenti politici. Da una parte si parla retoricamente di un 'federalismo concesso? e dall?altra di una 'devolution senza risorse'.

Una gara retorica tra quanti promettono di più, a parole, ma poi nei fatti non sono in grado di mantenere le offerte della vigilia elettorale accompagnata ad una crescente consapevolezza che non avremo più salvatori della patria, liberatori della finanza locale ma dovremo sempre più salvarci e liberarci da soli.

Il nostro è un popolo di navigatori che ha ben appreso la lezione ma, vivaddio, il governo potrebbe almeno dispensarci dall'ennesimo condono edilizio che consente di farla franca ai furbi oppure dall'alienazione delle opere d'arte che, in un Paese ad alta valenza turistica, rappresentano sicuramente una fonte certa di attrazione e di reddito per tenere alta l?immagine dell'Italia.

Dentro questo contesto assurdo nel quale nessuno sembra accorgersi che il greggio è pagato stabilmente in dollari e che l'euro è aumentato di un quarto del suo valore rispetto al rapporto di parità delle due monete mentre benzina e gasolio, alla pompa, non subiscono la flessione di nemmeno un centesimo, abbiamo avuto la grande fortuna di incocciare in un Ministro dell?Economia sordo alle esigenze delle Autonomie Locali.

Così non risultano Regioni, Province, Unioni, Comunità Montane e Comuni, di questo o di quel colore politico, che siano entusiasti di quanto avvenuto in Finanziaria ma con una aggravante: mentre i Comuni in oltre un decennio spendono, in termini reali, solo il 3% in più, i Ministeri, compresi quelli come l'Agricoltura interamente devoluti alle Regioni hanno speso il 27% in più.

Mentre la Procura Generale della Corte dei Conti conferma il sostanziale rispetto da parte dei Comuni del 'Patto di stabilità' ed il livello degli investimenti degli Enti Locali si colloca tra i più elevati in senso assoluto a livello mondiale con un coefficiente di solvibilità di assoluta tranquillità per il sistema creditizio, siamo fatti oggetto di attacchi strumentali anche da parte della Ragioneria Generale dello Stato perché stiamo spendendo troppo.

Ma si vuole spiegare se, in periodo di stagnazione della domanda e, più in generale del sistema economico europeo, non vi fossero i Comuni che spendono oltre il 95% delle somme oggetto di credito bancario sugli investimenti, dove andrebbe a finire la nostra economia? O forse è colpa dei Comuni la mancata vigilanza su Cirio, Parmalat, etc.?

Quel che poi appare ancor più paradossale, anche perché verificato con il fior fiore degli esperti di bilanci locali, è l?entità del taglio che va a colpire i Piccoli Comuni e le Unioni intercomunali che, a parole, si continua a voler sostenere.

A parte l?estrema difficoltà con la quale la montagna sembra partorire il topolino del 3° mandato elettivo per i Comuni fino a 1000 abitanti ma con la Giunta eletta ancora dal Consiglio Comunale e non più scelta dal Sindaco, non si capisce la 'ratio' di un taglio del 60% delle risorse delle Unioni dei Comuni, una realtà che ormai comprende circa 1200 comuni su scala nazionale di cui quasi 250 in Lombardia.

Con grandi sacrifici, accantonando il fin troppo facile campanilismo, molti amministratori hanno privilegiato la nascita volontaria di tali forme di aggregazioni di nuovi servizi, di economie di scala e di reciproco aiuto per poi trovarsi di fronte ad un'operazione che ricaccia indietro di vent'anni il sistema delle autonomie.

E mentre il Parlamento sembra ancora una volta 'nicchiare' sulla legge Realacci - Bocchino per i piccoli comuni, che costerebbe solo 20 milioni di euro, ecco puntuale la stangata sui trasferimenti, fondo investimenti, fondo perequativo.

Per non parlare dei limiti sempre più problematici per l?accesso alla Cassa Depositi e Prestiti.

Al punto che mai come quest'anno giungono telefonate dalle più remote comunità del Paese per chiedere come faremo a chiudere i bilanci soprattutto quanti non hanno beni immobili, partecipazioni azionarie, etc.

Mentre il nuovo contratto degli Enti Locali, il rinnovo di quello dei Segretari Comunali, le accresciute necessità del welfare locale ci pongono di fronte ogni giorno a nuove esigenze finanziarie.

In Lombardia spendiamo sei volte di più della media nazionale in servizi sociali, abbiamo le scuole e la sanità che ogni giorno ci chiedono sempre più di collaborare anche oltre i limiti delle nostre competenze, mentre le deleghe ed il trasferimento di funzioni dalla Regione spesso si manifesta una coperta assai corta ed insufficiente a coprire gli oneri per tale incombenze.

Per questi motivi il Governo ed il Parlamento non potranno, pur nella nota situazione economica generale, eludere quel minimo di equità e di attenzione alle istanze locali.

Per questi motivi a Viareggio, il 14 gennaio diremo tutta la nostra rabbia ed inquietudine e chiederemo di aprire gli occhi su una realtà viva e forte: quella degli Enti Locali.

Milano 03.01.2004

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27 28 29 gennaio 2004

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