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Cooperazione Interistituzionale

Cooperazione interistituzionale Comuni-Regione
nel segno della “pari dignità”

di Giancarlo Pola
Docente Ordinario Scienze delle Finanze Università di Ferrarai



La nostra Nota di fine anno 2002 terminava con uno spassionato invito all’ANCI Lombardia a raccogliere la doppia “sfida dei tempi“: doppia perchè - al momento attuale - è costituita, da un lato, della cooperazione intercomunale imposta dalle disposizioni del nuovo Titolo V ( realizzazione del principio dell’ “adeguatezza” nello svolgimento delle funzioni proprie o delegate) e, dall’altro, dalla cooperazione interistituzionale Comuni Province e Regione al di là delle possibili difficoltà connesse con le diverse visioni ideologiche e politiche che talora caratterizzano i due livelli istituzionali.

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1 - La sfida della cooperazione intercomunale

Che la cooperazione intercomunale sia una strada senza alternative in un contesto prevalente di piccoli Comuni lo richiedono i fatti, innanzitutto, ma lo testimonia anche l’esperienza francese, assai più lunga e consolidata di quella italiana in questo campo. Nella parole del Presidente dell’Associazione dei Sindaci di Francia, “ la cooperazione intercomunale è l’unica porta aperta sul futuro delle piccole collettività locali di Francia”, molto più efficace e meno distruttiva di quanto sia stata (per ammissione degli stessi tedeschi) quella delle fusioni forzate tra piccoli comuni avutasi in Germania negli anni settanta.

Tuttavia anche in Italia, e segnatamente in Lombardia, il panorama delle realizzazioni in questo settore appare confortante, ancorchè minacciato dalla generale crisi finanziaria. Giungono al proposito i risultati della recente ricerca Irer dedicata al tema (cfr. “Politiche regionali verso i piccoli comuni: valutazione delle esperienze già realizzate e ruolo di incentivazione della regione- codice 2002A008).

La formula della cooperazione intercomunale prescelta in Lombardia (diversamente da altre esperienze, come quella emiliana, dove prevale il modello della Associazione Intercomunale) è, come noto, quella dell’Unione dei Comuni. Alla fine del 2002 esse erano censite in numero di 45, distribuite secondo le modalità illustrate in Tabella 1 e Figura 1.

Tabella 1 - Distribuzione per numero di comuni delle 45 Unioni Lombarde al 31/12/2002

N. Comuni

Frequenza

Percentuale

Cumulate

2

17

37,8

37,8

3

17

37,8

75,6

4

6

13,3

88,9

5

2

4,4

93,3

6

2

4,4

97,8

10

1

2,2

100,0

Totale

45

100,0


Fonte: elaborazione Ancitel Lombardia per Irer, cit.


L’abbandono dell’istituto della “unione forzosa” e, in generale, la accresciuta flessibilità della normativa anche su altri aspetti (quali quello della comunanza dei confini tra Enti) hanno spianato la strada alla fortissima crescita delle inziative avutasi dopo il 1999: ben 35 sulle 45 censite sono sorte dal 2000 in poi. Altra conferma della idiosincrasia comunale alla fusione:solo 16 Unioni sono sorte con tale intendimento.

Figura 1. Distribuzione delle 45 Unioni lombarde per classi di popolazione al 31/12/2002

Fonte: stessa di Tabella 1

La ricerca mette in risalto come in Lombardia (e altrove, considerazione di chi scrive):

  • le attività maggiormente selezionate (dalle Unioni) siano quelle legate ai servizi di Polizia municipale, “per la cui incentivazione la Regione Lombardia ha stanziato risorse paragonabili a quelle destinate al finanziamento di tutte le altre forme associative” (p.281)
  • la scelta di associare i servizi sociali sia “coerente con una situazione, la necessità di realizzare i Piani sociali di zona, e una tradizione di elaborazione intercomunale sui temi sociali derivate dal rapporto di delega dei servizi alle aziende sanitarie locali nell’ambito dei distretti socio-sanitari”…
  • in altri casi il movente sia dato dalla carenza delle necessarie figure tecnico-specialistiche (ufficio tecnico, viabilità) ovvero la difficoltà di aderire individualmente agli standard operativi definiti dal livello superiore di governo (assistenza scolastica) (p. 282).

La scelta della forma associata non è stata foriera solo di comprovati risultati di efficienza economica, tradottisi in riduzione dei costi unitari dei servizi già esistenti. Ad avviso di chi scrive sono ancor più apprezzabili i risultati in termini di potenziamento dell’offerta di servizi prima inesistenti. “ Tale ampliamento si caratterizza sia come diffusione di prestazioni in aree prima non coperte oppure come ampliamento della gamma di prestazioni offerte per tutti i Comuni aderenti. In questi casi la finalità dell’azione non è solo il recupero di efficacia, efficienza e qualità, ma un aumento dei benefici direttamente fruibili dalle comunità locali” (p.282), anche se è certamente vero che sulla luce di questi successi si staglia l’ombra di una dipendenza da finanziamenti esterni la cui continuità non è garantita per il futuro.

Anche per quanto appena detto riteniamo che la sfida della cooperazione intercomunale non vada abbandonata e i finanziamenti regionali in questo settore, volti ad aiutare soprattutto le piccole comunità a raggiungere parametri di “adeguatezza/efficienza” sia per le vecchie che per le nuove funzioni, rappresentino un investimento cruciale per la crescita della società lombarda. Giustamente la ricerca qui richiamata dedica un apposito Capitolo (il quarto) al “ruolo della Regione nello sviluppo delle Unioni di Comuni lombarde”, sottolineando come tali tipologie di intervento possano riassumersi in termini di: i) incentivazione economica ( sia per l’allargamento del numero delle Unioni che per il sostegno a quelle esistenti); ii) fornitura di servizi (strategica nella povertà di dotazioni esistenti a questo riguardo in tante parti della provincia lombarda).

È ora sul tappeto la proposta di Atto amministrativo n. 0299 “Indirizzi e criteri sugli incentivi regionali alla gestione associata di funzioni e servizi regionali”, con il quale la Giunta “definisce i livelli ottimali di esercizio delle funzioni dei Comuni di minore dimensione demografica e il programma di individuazione degli ambiti territoriali per la gestione associata sovracomunale di funzioni, servizi e strutture..ecc.”. L’aspetto positivo è, naturalmente, nell’impegno – per la Giunta – a concordare il tutto con gli Enti locali nella Conferenza regionale delle autonomie.

La sfida va portata avanti, come si è adombrato, anche in vista delle operazioni di decentramento prossimo venturo. Se il passato è di qualche insegnamento per il futuro, non tutto è perfetto in questo ambito relazionale Regioni-Comuni. Nel numero 130 delle Notizie Irer (luglio 2003) si legge infatti che finora il “modello lombardo “ di decentramento previsto dalle leggi “Bassanini” è stato condotto “al di fuori di un disegno coerente di caratterizzazione degli Enti locali”, con un coinvolgimento dei Comuni “marginale e influenzato (solo) dalla valutazione della ‘strategicità del settore” (non guidato, dunque, se ben comprendiamo, dall’obiettivo della massima valorizzazione del patrimonio umano e professionale posseduto dalle Autonomie locali, pronto ad essere speso per le proprie collettività).

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2 – La sfida della cooperazione inter-istituzionale

La premessa alle vicende lombarde sta, in questo caso, nell’Accordo tra Governo, Regioni, Comuni, Province e Comunità montane, risalente agli inizi di quest’anno, avente ad oggetto “l’individuazione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale”, al fine di fornire indirizzi per l’Alta Commissione di Studio sul Federalismo, che però ha il torto di non essere stata – sinora – per nulla fattiva.

Diverso e più serio si vorrebbe che fosse l’impegno a far funzionare l’”Intesa interistituzionale “ (tra i medesimi soggetti, eccezion fatta per il Governo) firmata qui in Lombardia il 25 luglio scorso, nella quale si statuisce di voler operare assieme “sulla base dei principi comuni dettati dal nuovo Titolo V della Costituzione e del principio di leale collaborazione che deve caratterizzare i rapporti tra tutti i soggetti che costituiscono la Repubblica, nel rispetto degli impegni nazionali e comunitari”.

Importantissimi sono sia i “principi generali” (sussidiarietà, differenziazione/adeguatezza, sufficienza delle risorse per tutti i livelli istituzionali), che le “finalità” sancite dall’Intesa, tra le quali vengono menzionate: i) le “azioni che in riferimento al principio di adeguatezza promuovano l’associazionismo tra Comuni”; e ii) i “criteri per la definizione dei principi generali del coordinamento della finanza locale e del sistema tributario”. Ma ai fini di questa Nota l’affermazione più importante del Documento è la seguente: “ La Regione Lombardia e le Autonomie territoriali lombarde, alla luce dell’attuale quadro del decentramento determinato dal processo di riordino delle funzioni avviato con la riforma Bassanini, ritengono opportuno superare la fase dei trasferimenti e aprire una nuova fase del confronto finalizzato all’attuazione effettiva della riforma federalista”. A questo punto una ricognizione della situazione in questo campo si impone.

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2.1 - I finanziamenti regionali ai Comuni: un impasse da sbloccare, magari in forme nuove

Stando ad una recente rilevazione interna alla Regione (cfr. Tab. 2) nel periodo 1998-2002 i trasferimenti regionali ai Comuni sono scesi dai 511 milioni di euro del primo anno ai 462 dell’ultimo; quelli a forme partecipative di Comuni (Comunità montane e Consorzi di Enti locali) sono rimasti stazionari sui 155 milioni, mentre sono stati soltanto i trasferimenti alle Province ad aumentare, molto significativamente (da 103 a 360 milioni di euro). Ciò ha comportato che nel caso dei Comuni l’incidenza dei trasferimenti regionali sui bilanci sia oggi radicalmente inferiore a quella relativa alle Province, anche se un deciso impegno a realizzare il Titolo V potrebbe portare, in futuro, a riequilibrare le situazioni.

Tabella 2 - Trasferimenti della Regione agli Enti locali, 1998-2002 (valori in milioni di euro)


1998

1999

2000

2001

2002

categorie

pag

%

pag

%

pag

%

pag

%

pag

%

COMUNI

511

15,0

582

20,8

591

11,1

412

11,9

462

10,6

PROVINCE

103

3,0

121

4,3

176

3,3

233

6,7

360

8,3

COMUNITÀ MONTANE

84

2,5

91

3,3

76

1,4

57

1,7

80

1,8

CONSORZI DI ENTI LOCALI

69

2,0

77

2,7

69

1,3

61

1,8

75

1,7

ALTRI

2.649

77,5

1.933

68,9

4.402

82,9

2.686

77,9

3.364

77,6

Somma:

3.416

100,0

2.804

100,0

5.314

100,0

3.449

100,0

4.343

100,0

Fonte: Elaborazioni degli Uffici regionali.

I dati utili per una analisi puntuale della situazione e della sua evoluzione vengono forniti in Appendice. Qui possiamo solo ricordare come il menzionato decremento, dell’ordine del 10%, si accompagni a un radicale mutamento della composizione, in quanto scompaiono dall’area istituzionale i circa 260 milioni legati alla compartecipazione IRAP, mentre si accrescono di circa 150 milioni i fondi dell’area territoriale (edilizia residenziale sociale, in primo luogo). All’interno di questa somma i contributi in conto corrente sono scesi da 314 a 164 milioni, mentre quelli in capitale ed annualità sono saliti da 197 a 298 milioni.

Per il solo anno 2000 è possibile tracciare un confronto tra il dato di origine regionale e quello rintracciabile dai consuntivi degli oltre 1500 Comuni lombardi, gestiti dal Ministero degli Interni.
Il dato che emerge dalla contabilità regionale per i trasferimenti correnti ai Comuni lombardi è, per l’anno 2000, di circa 140 milioni di euro, mentre quello che si rinviene dalla contabilità dei Comuni è di circa 188 milioni di euro. Una differenza non piccola, che potrebbe essere addebitata alle due diverse fasi del ciclo contabile: pagamenti nel primo caso, accertamento di entrata nel secondo caso; ma in ogni caso irrilevante ai fini del discorso qui condotto, che è questo: nella situazione attuale l’incidenza dei trasferimenti regionali correnti complessivi sul bilancio corrente dei Comuni lombardi (primi tre titoli) è dell’ordine del 3%. Una vera inezia. Anche ove raffrontati con il totale dei trasferimenti correnti ricevuti, continuano a rappresentare solo il 10%. Una ancor più minuscola frazione è rappresentata da quella componente più stabile e ripetitiva dei trasferimenti correnti, data dal finanziamento delle funzioni delegate, che si aggira sui 32 milioni di euro annui. È questa, probabilmente, il primo obiettivo dell’Intesa là dove si parla di “superamento del sistema dei trasferimenti”, obiettivo menzionato anche in sede di DPEFR 2003-2005 (cfr. Nota dello scorso anno, che qui richiamiamo per comodità).

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2.2 - Superamento dei trasferimenti regionali a (Province e ) Comuni mediante cessione di tributi regionali? Un possibile altro incentivo all’associazionismo comunale.

L’ipotesi adombrata – come sottolineato - nell’Accordo Interistituzionale del luglio scorso, e prevista nel “vecchio DPEFR” (2003-2005) sopra richiamato non è peregrina e merita l’attenzione, quantomeno dello studioso. Vanno fissati innanzitutto gli ordini di grandezza. Al proposito si rammenta che:

  1. ove tramutati in gettiti fiscali, tutti gli attuali trasferimenti correnti ai Comuni lombardi accrescerebbero – in media - del solo 6% le loro attuali entrate tributarie;
  2. il sottoinsieme di quelli collegati alle sole funzioni trasferite addirittura le accrescerebbero appena dell’1% ( in media regionale, con i caveats che seguono).

Proprio l’esiguità delle somme per ora coinvolte potrebbe consentire l’avvio dell’esperimento prospettato nel programma di governo regionale, in modo da perfezionare metodi e strumenti perequativi mano a mano che si intensificherà la traduzione in pratica della disposizione del Titolo V in cui si prevede il prioritario coinvolgimento dei Comuni nelle funzioni amministrative. Non è però il caso di soffermarsi qui sulle soluzioni tecniche che dovrebbero essere privilegiate: se il ricorso alla compartecipazione (al gettito di uno o più tributi regionali), ovvero alla cosiddetta “riserva di aliquota” (addizionale o sovrimposta), ovvero a un vero e proprio tributo regionale completamente ceduto (come accade in Spagna). Non mancherà il tempo per gli approfondimenti, nei quali lo scrivente è coinvolto in veste di studioso della materia.

Piuttosto, si sottolinea che proprio qui si potrebbe chiudere il “cerchio francese” con cui ha preso l’avvio il presente scritto, nel senso che l’attribuzione di poteri tributari regionali ai Comuni in connessione con le delega di funzioni potrebbe costituire una forma nuova di incentivazione dell’associazionismo intercomunale in Lombardia, proprio come è avvenuto in Francia con le recenti riforme dei tributi locali connesse con il poderoso concomitante sviluppo della intercommunalitè.

L’esempio in questo caso è quello della incentivazione all’associazionismo comunale basata sulla devoluzione della Taxe professionnelle obbligatoriamente alle entità sovracomunali (le varie communautes, rurali, metropolitane, ecc.), fino ad avere una sola TPU ( Taxe professionnelle unique). Si tratterebbe di condizionare le forme di collaborazione previste dalla legge 1/2000 e quelle che scaturiranno dal Titolo V ad un principio di “adeguatezza” anche di tipo tributario. Si tratta di passare dalla gestione associata dell’Ufficio tributi (che è il massimo di azione oggi concessa a un ‘Unionè in materia tributaria locale) a una gestione associata della piena sovranità di un tributo, o uno spezzone di tributo, sinora di competenza regionale in forma premiale come compenso per la gestione associata di una funzione delegata dalla Regione stessa. Che significa “in forma premiale”? Significa questo: se i tre Comuni A, B e C (“inadeguati” a livello individuale a ricevere le funzioni ) si associassero, non introiterebbero un gettito dal tributo pari solo alla somma dei costi delle funzioni trasferite x, y e z (euro pro-capite), ma si vedrebbero attribuire una “cessione di tributo” pari alla somma (x+y+z) moltiplicata per un fattore tanto più elevato quanto ampio e corposo il blocco delle funzioni assorbite in forma associata. In altri termini: anche l’incentivo prenderebbe la forma dell’incasso tributario da delega regionale. È vero che in Francia l’incentivo proviene solo dallo Stato, e non dalla Regione, ma la sostanza del metodo non cambia.

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3 - “Finanziarie “ 2004 nazionale e regionale: quali prospettive per i Comuni lombardi?

Frattanto si consuma la stagione delle frustrazioni per gli Enti locali, in prima fila i Comuni. A due anni dalla definitiva approvazione della riforma del Titolo V, l’attuazione del federalismo fiscale, con il riconoscimento di una più ampia autonomia tributaria agli enti decentrati, è ferma ai blocchi di partenza. I lavori dell’Alta Commissione – come s’è detto –sono stati finora quasi inesistenti, tanto che la sua relazione conclusiva è attesa solo per la fine del 2004. Certo, il ritardo è anche imputabile al mancato raggiungimento di un accordo sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale nella Conferenza unificata..Ma intanto ciò ha impedito ai Comuni di attivare uno dei più importanti canali di autofinanziamento, cioè la manovra dell’addizionale all’IRPEF, anche per l’anno 2004. Il taglio dei fondi operato dalla legge finanziaria statale 2004 colpisce in modo particolare i Comuni al di sotto dei 5000 abitanti (ai quali è riservato l’80% del Fondo ordinario per gli investimenti) e soprattutto quelli al di sotto dei 3000 abitanti, destinatari del contributo aggiuntivo a tale fondo. I fondi assegnati alle Unioni dei Comuni (e quindi, ancora una volta, ai piccoli Comuni) vengono praticamente azzerati.

Come se ciò non bastasse, le recenti sentenze della Corte Costituzionale in materia di sovranità tributaria propria delle Regioni ( la Corte ha praticamente sancito che nè l’IRAP nè le tasse automobilistiche possono essere definiti “tributi propri”) sembrano mettere un freno a progetti anche largamente innovativi come quello, testè menzionato, della Regione Lombardia.

Se, come sembra doversi desumere dal DPEF 2004-2006 e dalla legge finanziaria regionale per il 2004, la Regione Lombardia manterrà la promessa di non toccare in misura significativa le dotazioni finanziarie destinate ai Comuni e alle forme associative, ciò renderà un pò meno deprimente il panorama finanziario delle Autonomie lombarde. La svolta definitiva, in questo settore, potrebbe proprio provenire dall’ipotesi della condivisione dei poteri tributari della Regione con Province e Comuni.

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Dalla “Nota di fine anno 2002” di Caterina Ferrario e Giancarlo Pola

Con il DPEFR 2003-2005 la Regione Lombardia afferma di voler portare avanti il processo di applicazione della legge Costituzionale 3/2001 (Riforma del Titolo V della Costituzione). Gli obiettivi programmatici enunciati delineano un quadro di forte trasformazione, nel tracciato della riforma, e definiscono un nuovo ruolo per la Regione, quale Ente di governo e centro propulsore della devoluzione (in materia di Sanità, Istruzione, Polizia locale), nel rispetto e nella riconferma del principio di sussidiarietà, ma anche in quell’ottica di “pari-ordinazione” e di collaborazione istituzionale che la nuova legge prevede.

Sotto il profilo finanziario, la Regione riafferma ed intende dare piena applicazione al principio di autonomia finanziaria e tributaria stabilito nella nuova formulazione dell’art. 119 della Costituzione, secondo cui le Regioni “dispongono di risorse autonome, stabiliscono e applicano tributi propri”. Anche in tema di fiscalità, il principio di sussidiarietà viene indicato quale elemento cardine dell’azione regionale, sia nel rivendicare propri spazi di autonomia verso il livello di governo superiore, sia nel gestire i rapporti con gli enti locali.

Ed è proprio sotto il profilo finanziario che …. i principi e gli obiettivi definiti entro il DPEFR 2003-2005 assumono maggiore rilevanza per gli Enti locali lombardi: i quali, soprattutto sul fronte delle entrate, potrebbero risentire sensibilmente dei nuovi orientamenti regionali.

Punti focali del Documento:

  1. La Regione Lombardia riafferma la propria autonomia in materia fiscale, per quanto attiene alla gestione dei tributi propri, in risposta alla necessità di definire una struttura erariale più consona alle caratteristiche, peculiarità ed esigenze del territorio (sulla base della nuova formulazione dell’art. 119 della Costituzione).
  2. Si afferma il principio che il federalismo fiscale possa essere meglio gestito attraverso un “sistema tributario regionale” che, garantendo il controllo locale delle entrate tributarie erariali, regionali e degli Enti locali, favorisca il coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti e la valorizzazione delle potenziali sinergie organizzative.
  3. Si pone la condizione, per la realizzazione del federalismo fiscale e per l’utilizzo della leva tributaria, che non si verifichi un aumento della pressione fiscale la quale, al contrario, dovrebbe nel complesso ridursi.
  4. Ma rileva soprattutto, in questa sede, un quarto punto, e cioè: La Regione dichiara di voler spingere il principio del decentramento fiscale oltre l’acquisizione di autonomia e responsabilità proprie, fino a prevedere l’estensione di tali condizioni anche agli Enti locali lombardi, così da definire un quadro di responsabilizzazione congiunta nella spesa e nel prelievo. Gli attuali trasferimenti agli Enti locali potrebbero essere sostituiti da entrate proprie degli enti locali derivanti dall’applicazione diretta di tributi oggi in capo alla Regione.

... Viene così delineato quello che, senza perifrasi, il DPEFR definisce un “sistema tributario a livello regionale” basato ... oltre che sull’autonomia e la responsabilità degli Enti (sia sul fronte della spesa che del prelievo), su metodi di “contrattazione” tra Regione ed Enti locali per quanto attiene alle risorse da distribuire (nella forma di una delega agli enti locali per l’applicazione diretta di tributi regionali).

 

APPENDICE: ANALISI DEI PAGAMENTI AI COMUNI
 

DA PARTE DELLA REGIONE


1998

1999

2000

2001

2002

COMUNI

511

582

591

412

462

suddivisi per province

 

1998

1999

2000

2001

2002

BERGAMO

56

59

63

39

48

BRESCIA

73

81

83

47

50

COMO

30

35

42

20

26

CREMONA

17

22

21

19

16

LECCO

19

24

24

15

16

LODI

9

12

8

8

7

MANTOVA

28

29

32

22

18

MILANO

179

214

206

156

181

PAVIA

39

38

46

36

28

SONDRIO

14

19

18

24

32

VARESE

47

50

48

25

39

totale

511

582

591

412

462

trasferimenti pro capite per provincia
(dati in euro)

 

n. abitanti

1998

1999

2000

2001

2002

BERGAMO

974.388

57,47

60,55

64,66

40,03

49,26

BRESCIA

1.112.628

65,61

72,80

74,60

42,24

44,94

COMO

542.606

55,29

64,50

77,40

36,86

47,92

CREMONA

335.700

50,64

65,53

62,56

56,60

47,66

LECCO

311.674

60,96

77,00

77,00

48,13

51,34

LODI

197.291

45,62

60,82

40,55

40,55

35,48

MANTOVA

376.184

74,43

77,09

85,06

58,48

47,85

MILANO

3.773.893

47,43

56,71

54,59

41,34

47,96

PAVIA

499.197

78,13

76,12

92,15

72,12

56,09

SONDRIO

177.578

78,84

107,00

101,36

135,15

180,20

VARESE

820.575

57,28

60,93

58,50

30,47

47,53

totale

9.121.714

56,02

63,80

64,79

45,17

50,65

analisi per fasce di abitanti

n. abitanti -anno 2000

1998

1999

2000

2001

2002

fino a 1.000

30

31

38

33

40

fino a 5.000

124

146

142

105

122

fino a 10.000

82

93

92

62

59

fino a 50.000

137

149

157

106

81

fino a 100.000

41

42

49

37

45

fino a 200.000 *

26

28

29

11

15

Comune di Milano (1.300.000)

71

93

84

58

100

totale

511

582

591

412

462

* in questa fascia rientrano i Comuni di Bergamo (117.000 abitanti), Monza (121.000 ab) e Brescia (195.000 ab)

 

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Analisi dei pagamenti per categorie di programmazione

• per aree di programmazione


1998

1999

2000

2001

2002

Area ISTITUZIONALE *

259

310

284

26

19

Area SOCIO ECONOMICA E CULTURALE

78

74

72

59

64

Area SERVIZI ALLA PERSONA

55

47

42

55

68

Area TERRITORIALE

70

36

96

175

237

Area FONDI

49

115

97

97

74


511

582

591

412

462

* la notevole riduzione dello stanziamento relativo all'area istituzionale a partire dal 2001 è relativo alla compartecipazione all'Irap a favore di comuni (cap. 4567)

• per tipo di spesa


1998

1999

2000

2001

2002

spese correnti

314

382

377

139

164

spese d’investimento in capitale

194

197

207

263

287

spese d'investimento in annualità

3

3

7

10

11

totale

511

582

591

411

463

• per tipo di risorsa


1998

1999

2000

2001

2002

risorse autonome

177

204

192

193

214

risorse vincolate

83

77

123

207

248

risorse finalizzate

251

302

276

11


totale

511

583

591

411

462

• per funzioni obiettivo

    1998 1999 2000 2001 2002


Area ISTITUZIONALE






1.01.01

Devoluzione, federalismo e sussidiarietà

250

303

279

12

1

1.01.06

Politica innovativa delle risorse organizzative e umane

8

7

5

6

5

1.02.01

Sicurezza dei cittadini e del territorio




7

9

1.02.02

Protezione Civile




1

4


Totale Area Istituzionale

258

310

284

26

19


Area dello SVILUPPO SOCIO -ECONOMICO e CULTURALE






2.03.04

Agricoltura

10

12

13

2

3

2.03.10

Crescita di competitività del sistema delle imprese

28

11

14

11

20

2.04.01

Beni e attività culturali

3

7

4

6

16

2.04.02

Promozione e sviluppo delle attività ricreative e sportive

3

3

3

3

4

2.05.01

Una formazione professionale adeguata al mondo del lavoro

23

12

13

4

0

2.05.02

Un' educazione scolastica ed universitaria di piena competenza regionale

7

29

25

32

20


Totale Area Economica e Culturale

78

74

72

59

64


Area dei SERVIZI ALLA PERSONA






3.06.01

Un welfare più leggero e dinamico

21

6

9

15

38

3.06.02

Sviluppo dell'organizzazione a rete dei servizi e degli interventi per famiglie, minori e adolescenti

19

24

16

23

11

3.06.04

Sistema integrato dei servizi e degli interventi volto a contrastare l'esclusione sociale

4

5

7

3

7

3.06.05

Ridefinizione del sistema delle cure continuative a sostegno delle situazioni di fragilità

11

12

9

15

12


Totale Area dei Servizi alla persona

55

47

42

55

68


Area TERRITORIALE






4.08.02

Riforma del Trasporto Pubblico Regionale

1

1

3

2

6

4.08.03

Riqualificazione e potenziamento delle infrastrutture di trasporto in Lombardia

3


1

2

24

4.09.01

Politica energetica regionale


2

2


1

4.09.02

Recupero, valorizzazione e smaltimento dei rifiuti; bonifica delle aree contaminate

24

8

21

11

11

4.09.03

Programmazione e gestione delle risorse idriche

28

13

11

13

14

4.09.04

Strategie e investimenti per i servizi innovativi di pubblica utilità

5

3

3

3

4

4.09.06

Aree protette

1

1


1


4.10.01

Riforma normativa urbanistica e adeguamento della pianificazione territoriale e paesistica

1


1

1


4.10.02

Incentivazione dell'utilizzo di strumenti di programmazione territoriale





10

4.10.03

Valorizzazione del territorio e difesa dai rischi idraulico e idrogeologico

5

2

9

70

61

4.10.04

Valorizzazione e riqualificazione territoriale

3

5

23

15

16

4.11.01

Un sistema integrato per l'edilizia residenziale sociale


1

21

57

90


Totale Area Territoriale

70

36

95

175

237


Area FONDI






5.00.02

Risorse operative

1



1


5.00.04

Fondi

48

115

97

96

74


Totale Area Fondi

49

115

97

97

74


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27 28 29 gennaio 2004

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