|
| Cooperazione Interistituzionale
|
| Cooperazione
interistituzionale Comuni-Regione
nel segno della “pari dignità”
di
Giancarlo Pola
Docente Ordinario Scienze delle Finanze Università
di Ferrarai
La
nostra Nota di fine anno 2002 terminava con uno spassionato invito all’ANCI
Lombardia a raccogliere la doppia “sfida dei tempi“: doppia
perchè - al momento attuale - è costituita, da un lato,
della cooperazione intercomunale imposta dalle disposizioni del nuovo
Titolo V ( realizzazione del principio dell’ “adeguatezza”
nello svolgimento delle funzioni proprie o delegate) e, dall’altro,
dalla cooperazione interistituzionale Comuni Province e Regione al di
là delle possibili difficoltà connesse con le diverse visioni
ideologiche e politiche che talora caratterizzano i due livelli istituzionali.
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1
- La sfida della cooperazione intercomunale
Che
la cooperazione intercomunale sia una strada senza alternative in un contesto
prevalente di piccoli Comuni lo richiedono i fatti, innanzitutto, ma lo
testimonia anche l’esperienza francese, assai più lunga e
consolidata di quella italiana in questo campo. Nella parole del Presidente
dell’Associazione dei Sindaci di Francia, “ la cooperazione
intercomunale è l’unica porta aperta sul futuro delle piccole
collettività locali di Francia”, molto più efficace
e meno distruttiva di quanto sia stata (per ammissione degli stessi tedeschi)
quella delle fusioni forzate tra piccoli comuni avutasi in Germania negli
anni settanta.
Tuttavia
anche in Italia, e segnatamente in Lombardia, il panorama delle realizzazioni
in questo settore appare confortante, ancorchè minacciato dalla
generale crisi finanziaria. Giungono al proposito i risultati della recente
ricerca Irer dedicata al tema (cfr. “Politiche regionali verso i
piccoli comuni: valutazione delle esperienze già realizzate e ruolo
di incentivazione della regione- codice 2002A008).
La
formula della cooperazione intercomunale prescelta in Lombardia (diversamente
da altre esperienze, come quella emiliana, dove prevale il modello della
Associazione Intercomunale) è, come noto, quella dell’Unione
dei Comuni. Alla fine del 2002 esse erano censite in numero di 45, distribuite
secondo le modalità illustrate in Tabella 1 e Figura 1.
|
|
| Tabella
1 - Distribuzione per numero di comuni delle 45 Unioni Lombarde al 31/12/2002
| N.
Comuni |
Frequenza |
Percentuale |
Cumulate |
|
2 |
17 |
37,8 |
37,8 |
| 3 |
17 |
37,8 |
75,6 |
| 4 |
6 |
13,3 |
88,9 |
| 5 |
2 |
4,4 |
93,3 |
| 6 |
2 |
4,4 |
97,8 |
| 10 |
1 |
2,2 |
100,0 |
| Totale |
45 |
100,0 |
|
Fonte:
elaborazione Ancitel Lombardia per Irer, cit.
|
|
| L’abbandono
dell’istituto della “unione forzosa” e, in generale,
la accresciuta flessibilità della normativa anche su altri aspetti
(quali quello della comunanza dei confini tra Enti) hanno spianato la
strada alla fortissima crescita delle inziative avutasi dopo il 1999:
ben 35 sulle 45 censite sono sorte dal 2000 in poi. Altra conferma della
idiosincrasia comunale alla fusione:solo 16 Unioni sono sorte con tale
intendimento. |
|
Figura
1. Distribuzione delle 45 Unioni lombarde per classi di popolazione al
31/12/2002

Fonte: stessa di Tabella 1 |
|
La
ricerca mette in risalto come in Lombardia (e altrove, considerazione
di chi scrive):
- le attività
maggiormente selezionate (dalle Unioni) siano quelle legate ai servizi
di Polizia municipale, “per la cui incentivazione la Regione
Lombardia ha stanziato risorse paragonabili a quelle destinate al
finanziamento di tutte le altre forme associative” (p.281)
- la
scelta di associare i servizi sociali sia “coerente con una
situazione, la necessità di realizzare i Piani sociali di zona,
e una tradizione di elaborazione intercomunale sui temi sociali derivate
dal rapporto di delega dei servizi alle aziende sanitarie locali nell’ambito
dei distretti socio-sanitari”…
- in altri
casi il movente sia dato dalla carenza delle necessarie figure tecnico-specialistiche
(ufficio tecnico, viabilità) ovvero la difficoltà di
aderire individualmente agli standard operativi definiti dal livello
superiore di governo (assistenza scolastica) (p. 282).
La
scelta della forma associata non è stata foriera solo di comprovati
risultati di efficienza economica, tradottisi in riduzione
dei costi unitari dei servizi già esistenti. Ad
avviso di chi scrive sono ancor più apprezzabili i risultati in
termini di potenziamento dell’offerta di servizi prima inesistenti.
“ Tale ampliamento si caratterizza sia come diffusione di prestazioni
in aree prima non coperte oppure come ampliamento della gamma di prestazioni
offerte per tutti i Comuni aderenti. In questi casi la finalità
dell’azione non è solo il recupero di efficacia, efficienza
e qualità, ma un aumento dei benefici direttamente fruibili dalle
comunità locali” (p.282), anche se è certamente vero
che sulla luce di questi successi si staglia l’ombra di una dipendenza
da finanziamenti esterni la cui continuità non è
garantita per il futuro.
Anche
per quanto appena detto riteniamo che la sfida della cooperazione intercomunale
non vada abbandonata e i finanziamenti regionali in questo settore, volti
ad aiutare soprattutto le piccole comunità a raggiungere parametri
di “adeguatezza/efficienza” sia per le vecchie che per le
nuove funzioni, rappresentino un investimento cruciale per la crescita
della società lombarda. Giustamente la ricerca qui richiamata dedica
un apposito Capitolo (il quarto) al “ruolo della Regione nello sviluppo
delle Unioni di Comuni lombarde”, sottolineando come tali tipologie
di intervento possano riassumersi in termini di: i) incentivazione economica
( sia per l’allargamento del numero delle Unioni che per il sostegno
a quelle esistenti); ii) fornitura di servizi (strategica nella povertà
di dotazioni esistenti a questo riguardo in tante parti della provincia
lombarda).
È
ora sul tappeto la proposta di Atto amministrativo n. 0299 “Indirizzi
e criteri sugli incentivi regionali alla gestione associata di funzioni
e servizi regionali”, con il quale la Giunta “definisce
i livelli ottimali di esercizio delle funzioni dei Comuni di minore dimensione
demografica e il programma di individuazione degli ambiti territoriali
per la gestione associata sovracomunale di funzioni, servizi e strutture..ecc.”.
L’aspetto positivo è, naturalmente, nell’impegno –
per la Giunta – a concordare il tutto con gli Enti locali
nella Conferenza regionale delle autonomie.
La
sfida va portata avanti, come si è adombrato, anche in vista delle
operazioni di decentramento prossimo venturo. Se il passato è di
qualche insegnamento per il futuro, non tutto è perfetto in questo
ambito relazionale Regioni-Comuni. Nel numero 130 delle Notizie Irer (luglio
2003) si legge infatti che finora il “modello lombardo “ di
decentramento previsto dalle leggi “Bassanini” è stato
condotto “al di fuori di un disegno coerente di caratterizzazione
degli Enti locali”, con un coinvolgimento dei Comuni “marginale
e influenzato (solo) dalla valutazione della ‘strategicità
del settore” (non guidato, dunque, se ben comprendiamo, dall’obiettivo
della massima valorizzazione del patrimonio umano e professionale posseduto
dalle Autonomie locali, pronto ad essere speso per le proprie collettività).
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2
– La sfida della cooperazione inter-istituzionale
La
premessa alle vicende lombarde sta, in questo caso, nell’Accordo
tra Governo, Regioni, Comuni, Province e Comunità montane, risalente
agli inizi di quest’anno, avente ad oggetto “l’individuazione
dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale”, al fine di
fornire indirizzi per l’Alta Commissione di Studio sul Federalismo,
che però ha il torto di non essere stata – sinora –
per nulla fattiva.
Diverso
e più serio si vorrebbe che fosse l’impegno a far funzionare
l’”Intesa interistituzionale “ (tra i medesimi soggetti,
eccezion fatta per il Governo) firmata qui in Lombardia il 25 luglio scorso,
nella quale si statuisce di voler operare assieme “sulla base dei
principi comuni dettati dal nuovo Titolo V della Costituzione e del principio
di leale collaborazione che deve caratterizzare i rapporti tra tutti i
soggetti che costituiscono la Repubblica, nel rispetto degli impegni nazionali
e comunitari”.
Importantissimi
sono sia i “principi generali” (sussidiarietà, differenziazione/adeguatezza,
sufficienza delle risorse per tutti i livelli istituzionali), che le “finalità”
sancite dall’Intesa, tra le quali vengono menzionate: i) le “azioni
che in riferimento al principio di adeguatezza promuovano l’associazionismo
tra Comuni”; e ii) i “criteri per la definizione
dei principi generali del coordinamento della finanza locale e del sistema
tributario”. Ma ai fini di questa Nota l’affermazione più
importante del Documento è la seguente: “ La Regione Lombardia
e le Autonomie territoriali lombarde, alla luce dell’attuale quadro
del decentramento determinato dal processo di riordino delle funzioni
avviato con la riforma Bassanini, ritengono opportuno superare
la fase dei trasferimenti e aprire una nuova fase del confronto finalizzato
all’attuazione effettiva della riforma federalista”.
A questo punto una ricognizione della situazione in questo campo si impone.
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2.1
- I finanziamenti regionali ai Comuni: un impasse da sbloccare, magari
in forme nuove
Stando
ad una recente rilevazione interna alla Regione (cfr. Tab. 2) nel periodo
1998-2002 i trasferimenti regionali ai Comuni sono scesi dai 511 milioni
di euro del primo anno ai 462 dell’ultimo; quelli a forme partecipative
di Comuni (Comunità montane e Consorzi di Enti locali) sono rimasti
stazionari sui 155 milioni, mentre sono stati soltanto i trasferimenti
alle Province ad aumentare, molto significativamente (da 103 a 360 milioni
di euro). Ciò ha comportato che nel caso dei Comuni l’incidenza
dei trasferimenti regionali sui bilanci sia oggi radicalmente inferiore
a quella relativa alle Province, anche se un deciso impegno a realizzare
il Titolo V potrebbe portare, in futuro, a riequilibrare le situazioni. |
|
Tabella
2 - Trasferimenti della Regione agli Enti locali, 1998-2002 (valori
in milioni di euro)
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| categorie |
pag |
% |
pag |
% |
pag |
% |
pag |
% |
pag |
% |
| COMUNI
|
511 |
15,0 |
582 |
20,8 |
591 |
11,1 |
412 |
11,9 |
462 |
10,6 |
| PROVINCE
|
103 |
3,0 |
121 |
4,3 |
176 |
3,3 |
233 |
6,7 |
360 |
8,3 |
| COMUNITÀ
MONTANE |
84 |
2,5 |
91 |
3,3 |
76 |
1,4 |
57 |
1,7 |
80 |
1,8 |
| CONSORZI
DI ENTI LOCALI |
69 |
2,0 |
77 |
2,7 |
69 |
1,3 |
61 |
1,8 |
75 |
1,7 |
| ALTRI |
2.649 |
77,5 |
1.933 |
68,9 |
4.402 |
82,9 |
2.686 |
77,9 |
3.364 |
77,6 |
| Somma: |
3.416 |
100,0 |
2.804 |
100,0 |
5.314 |
100,0 |
3.449 |
100,0 |
4.343 |
100,0 |
Fonte:
Elaborazioni degli Uffici regionali. |
|
I
dati utili per una analisi puntuale della situazione e della sua evoluzione
vengono forniti in Appendice. Qui possiamo solo ricordare come il menzionato
decremento, dell’ordine del 10%, si accompagni a un radicale mutamento
della composizione, in quanto scompaiono dall’area istituzionale
i circa 260 milioni legati alla compartecipazione IRAP, mentre si accrescono
di circa 150 milioni i fondi dell’area territoriale (edilizia residenziale
sociale, in primo luogo). All’interno di questa somma i contributi
in conto corrente sono scesi da 314 a 164 milioni, mentre quelli in capitale
ed annualità sono saliti da 197 a 298 milioni.
Per
il solo anno 2000 è possibile tracciare un confronto tra il dato
di origine regionale e quello rintracciabile dai consuntivi degli oltre
1500 Comuni lombardi, gestiti dal Ministero degli Interni.
Il dato che emerge dalla contabilità regionale per i trasferimenti
correnti ai Comuni lombardi è, per l’anno 2000, di circa
140 milioni di euro, mentre quello che si rinviene dalla contabilità
dei Comuni è di circa 188 milioni di euro. Una differenza
non piccola, che potrebbe essere addebitata alle due diverse fasi del
ciclo contabile: pagamenti nel primo caso, accertamento di entrata nel
secondo caso; ma in ogni caso irrilevante ai fini del discorso qui condotto,
che è questo: nella situazione attuale l’incidenza dei trasferimenti
regionali correnti complessivi sul bilancio corrente
dei Comuni lombardi (primi tre titoli) è dell’ordine del
3%. Una vera inezia. Anche ove raffrontati con il totale dei trasferimenti
correnti ricevuti, continuano a rappresentare solo il
10%. Una ancor più minuscola frazione è rappresentata da
quella componente più stabile e ripetitiva dei trasferimenti correnti,
data dal finanziamento delle funzioni delegate, che si aggira
sui 32 milioni di euro annui. È questa, probabilmente,
il primo obiettivo dell’Intesa là dove si
parla di “superamento del sistema dei trasferimenti”, obiettivo
menzionato anche in sede di DPEFR 2003-2005 (cfr. Nota dello scorso anno,
che qui richiamiamo per comodità).
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2.2
- Superamento dei trasferimenti regionali a (Province e ) Comuni mediante
cessione di tributi regionali? Un possibile altro incentivo all’associazionismo
comunale.
L’ipotesi
adombrata – come sottolineato - nell’Accordo Interistituzionale
del luglio scorso, e prevista nel “vecchio DPEFR” (2003-2005)
sopra richiamato non è peregrina e merita l’attenzione, quantomeno
dello studioso. Vanno fissati innanzitutto gli ordini di grandezza. Al
proposito si rammenta che:
- ove
tramutati in gettiti fiscali, tutti gli attuali trasferimenti correnti
ai Comuni lombardi accrescerebbero – in media - del
solo 6% le loro attuali entrate tributarie;
- il
sottoinsieme di quelli collegati alle sole funzioni trasferite
addirittura le accrescerebbero appena dell’1% ( in media regionale,
con i caveats che seguono).
Proprio
l’esiguità delle somme per ora coinvolte potrebbe consentire
l’avvio dell’esperimento prospettato nel programma di governo
regionale, in modo da perfezionare metodi e strumenti perequativi mano
a mano che si intensificherà la traduzione in pratica della disposizione
del Titolo V in cui si prevede il prioritario coinvolgimento dei Comuni
nelle funzioni amministrative. Non è però il caso di soffermarsi
qui sulle soluzioni tecniche che dovrebbero essere privilegiate: se il
ricorso alla compartecipazione (al gettito di uno o più
tributi regionali), ovvero alla cosiddetta “riserva di aliquota”
(addizionale o sovrimposta), ovvero a un vero e proprio tributo
regionale completamente ceduto (come accade in Spagna). Non mancherà
il tempo per gli approfondimenti, nei quali lo scrivente è coinvolto
in veste di studioso della materia.
Piuttosto,
si sottolinea che proprio qui si potrebbe chiudere il “cerchio francese”
con cui ha preso l’avvio il presente scritto, nel senso che l’attribuzione
di poteri tributari regionali ai Comuni in connessione con le delega di
funzioni potrebbe costituire una forma nuova di incentivazione
dell’associazionismo intercomunale in Lombardia, proprio
come è avvenuto in Francia con le recenti riforme dei tributi locali
connesse con il poderoso concomitante sviluppo della intercommunalitè.
L’esempio
in questo caso è quello della incentivazione all’associazionismo
comunale basata sulla devoluzione della Taxe professionnelle
obbligatoriamente alle entità sovracomunali (le varie communautes,
rurali, metropolitane, ecc.), fino ad avere una sola TPU ( Taxe
professionnelle unique). Si tratterebbe di condizionare le forme
di collaborazione previste dalla legge 1/2000 e quelle che scaturiranno
dal Titolo V ad un principio di “adeguatezza” anche
di tipo tributario. Si tratta di passare dalla gestione associata
dell’Ufficio tributi (che è il massimo di azione oggi concessa
a un ‘Unionè in materia tributaria locale) a una gestione
associata della piena sovranità di un tributo, o uno spezzone di
tributo, sinora di competenza regionale in forma premiale come
compenso per la gestione associata di una funzione delegata dalla Regione
stessa. Che significa “in forma premiale”? Significa
questo: se i tre Comuni A, B e C (“inadeguati” a livello individuale
a ricevere le funzioni ) si associassero, non introiterebbero un gettito
dal tributo pari solo alla somma dei costi delle funzioni trasferite x,
y e z (euro pro-capite), ma si vedrebbero attribuire una “cessione
di tributo” pari alla somma (x+y+z) moltiplicata per un fattore
tanto più elevato quanto ampio e corposo il blocco delle funzioni
assorbite in forma associata. In altri termini: anche l’incentivo
prenderebbe la forma dell’incasso tributario da delega regionale.
È vero che in Francia l’incentivo proviene solo dallo Stato,
e non dalla Regione, ma la sostanza del metodo non cambia.
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3
- “Finanziarie “ 2004 nazionale e regionale: quali prospettive
per i Comuni lombardi?
Frattanto si consuma la stagione delle frustrazioni per gli Enti locali,
in prima fila i Comuni. A due anni dalla definitiva approvazione della
riforma del Titolo V, l’attuazione del federalismo fiscale, con
il riconoscimento di una più ampia autonomia tributaria agli enti
decentrati, è ferma ai blocchi di partenza. I lavori dell’Alta
Commissione – come s’è detto –sono stati finora
quasi inesistenti, tanto che la sua relazione conclusiva è attesa
solo per la fine del 2004. Certo, il ritardo è anche imputabile
al mancato raggiungimento di un accordo sui meccanismi strutturali del
federalismo fiscale nella Conferenza unificata..Ma intanto ciò
ha impedito ai Comuni di attivare uno dei più importanti canali
di autofinanziamento, cioè la manovra dell’addizionale
all’IRPEF, anche per l’anno 2004. Il taglio dei fondi
operato dalla legge finanziaria statale 2004 colpisce in modo particolare
i Comuni al di sotto dei 5000 abitanti (ai quali è riservato l’80%
del Fondo ordinario per gli investimenti) e soprattutto quelli al di sotto
dei 3000 abitanti, destinatari del contributo aggiuntivo a tale fondo.
I fondi assegnati alle Unioni dei Comuni (e quindi, ancora una volta,
ai piccoli Comuni) vengono praticamente azzerati.
Come
se ciò non bastasse, le recenti sentenze della Corte Costituzionale
in materia di sovranità tributaria propria delle Regioni ( la Corte
ha praticamente sancito che nè l’IRAP nè le tasse
automobilistiche possono essere definiti “tributi propri”)
sembrano mettere un freno a progetti anche largamente innovativi come
quello, testè menzionato, della Regione Lombardia.
Se,
come sembra doversi desumere dal DPEF 2004-2006 e dalla legge finanziaria
regionale per il 2004, la Regione Lombardia manterrà la promessa
di non toccare in misura significativa le dotazioni finanziarie destinate
ai Comuni e alle forme associative, ciò renderà un pò
meno deprimente il panorama finanziario delle Autonomie lombarde. La svolta
definitiva, in questo settore, potrebbe proprio provenire dall’ipotesi
della condivisione dei poteri tributari della Regione con Province e Comuni.
torna in alto
Dalla
“Nota di fine anno 2002” di Caterina Ferrario e Giancarlo
Pola
Con il DPEFR 2003-2005 la Regione Lombardia afferma di voler portare avanti
il processo di applicazione della legge Costituzionale 3/2001 (Riforma
del Titolo V della Costituzione). Gli obiettivi programmatici enunciati
delineano un quadro di forte trasformazione, nel tracciato della riforma,
e definiscono un nuovo ruolo per la Regione, quale Ente di governo e centro
propulsore della devoluzione (in materia di Sanità, Istruzione,
Polizia locale), nel rispetto e nella riconferma del principio di sussidiarietà,
ma anche in quell’ottica di “pari-ordinazione” e di
collaborazione istituzionale che la nuova legge prevede.
Sotto il profilo finanziario, la Regione riafferma ed intende dare piena
applicazione al principio di autonomia finanziaria e tributaria stabilito
nella nuova formulazione dell’art. 119 della Costituzione, secondo
cui le Regioni “dispongono di risorse autonome, stabiliscono e applicano
tributi propri”. Anche in tema di fiscalità, il principio
di sussidiarietà viene indicato quale elemento cardine dell’azione
regionale, sia nel rivendicare propri spazi di autonomia verso il livello
di governo superiore, sia nel gestire i rapporti con gli enti locali.
Ed è proprio sotto il profilo finanziario che …. i principi
e gli obiettivi definiti entro il DPEFR 2003-2005 assumono maggiore rilevanza
per gli Enti locali lombardi: i quali, soprattutto sul fronte
delle entrate, potrebbero risentire sensibilmente dei nuovi orientamenti
regionali.
Punti
focali del Documento:
- La
Regione Lombardia riafferma la propria autonomia in materia fiscale,
per quanto attiene alla gestione dei tributi propri, in risposta alla
necessità di definire una struttura erariale più consona
alle caratteristiche, peculiarità ed esigenze del territorio
(sulla base della nuova formulazione dell’art. 119 della Costituzione).
- Si afferma
il principio che il federalismo fiscale possa essere meglio gestito
attraverso un “sistema tributario regionale” che, garantendo
il controllo locale delle entrate tributarie erariali, regionali e
degli Enti locali, favorisca il coinvolgimento di tutti gli attori
rilevanti e la valorizzazione delle potenziali sinergie organizzative.
- Si
pone la condizione, per la realizzazione del federalismo fiscale e
per l’utilizzo della leva tributaria, che non si verifichi
un aumento della pressione fiscale la quale, al contrario,
dovrebbe nel complesso ridursi.
- Ma rileva
soprattutto, in questa sede, un quarto punto, e cioè: La
Regione dichiara di voler spingere il principio del decentramento
fiscale oltre l’acquisizione di autonomia e responsabilità
proprie, fino a prevedere l’estensione di tali condizioni anche
agli Enti locali lombardi, così da definire un quadro
di responsabilizzazione congiunta nella spesa e nel prelievo. Gli
attuali trasferimenti agli Enti locali potrebbero essere sostituiti
da entrate proprie degli enti locali derivanti dall’applicazione
diretta di tributi oggi in capo alla Regione.
...
Viene così delineato quello che, senza perifrasi, il DPEFR
definisce un “sistema tributario a livello regionale”
basato ... oltre che sull’autonomia e la responsabilità degli
Enti (sia sul fronte della spesa che del prelievo), su metodi
di “contrattazione” tra Regione ed Enti locali per quanto
attiene alle risorse da distribuire (nella forma di una delega
agli enti locali per l’applicazione diretta di tributi regionali).
|
| |
|
|
|
APPENDICE:
ANALISI DEI PAGAMENTI AI COMUNI |
| |
| DA
PARTE DELLA REGIONE
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| COMUNI
|
511 |
582 |
591 |
412 |
462 |
•
suddivisi per province
| |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| BERGAMO |
56 |
59 |
63 |
39 |
48 |
| BRESCIA |
73 |
81 |
83 |
47 |
50 |
| COMO |
30 |
35 |
42 |
20 |
26 |
| CREMONA |
17 |
22 |
21 |
19 |
16 |
| LECCO |
19 |
24 |
24 |
15 |
16 |
| LODI |
9 |
12 |
8 |
8 |
7 |
| MANTOVA |
28 |
29 |
32 |
22 |
18 |
| MILANO |
179 |
214 |
206 |
156 |
181 |
| PAVIA |
39 |
38 |
46 |
36 |
28 |
| SONDRIO |
14 |
19 |
18 |
24 |
32 |
| VARESE |
47 |
50 |
48 |
25 |
39 |
| totale |
511 |
582 |
591 |
412 |
462 |
•
trasferimenti pro capite per provincia
(dati in euro)
| |
n.
abitanti |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| BERGAMO |
974.388 |
57,47 |
60,55 |
64,66 |
40,03 |
49,26 |
| BRESCIA |
1.112.628 |
65,61 |
72,80 |
74,60 |
42,24 |
44,94 |
| COMO |
542.606 |
55,29 |
64,50 |
77,40 |
36,86 |
47,92 |
| CREMONA |
335.700 |
50,64 |
65,53 |
62,56 |
56,60 |
47,66 |
| LECCO |
311.674 |
60,96 |
77,00 |
77,00 |
48,13 |
51,34 |
| LODI |
197.291 |
45,62 |
60,82 |
40,55 |
40,55 |
35,48 |
| MANTOVA |
376.184 |
74,43 |
77,09 |
85,06 |
58,48 |
47,85 |
| MILANO |
3.773.893 |
47,43 |
56,71 |
54,59 |
41,34 |
47,96 |
| PAVIA |
499.197 |
78,13 |
76,12 |
92,15 |
72,12 |
56,09 |
| SONDRIO |
177.578 |
78,84 |
107,00 |
101,36 |
135,15 |
180,20 |
| VARESE |
820.575 |
57,28 |
60,93 |
58,50 |
30,47 |
47,53 |
| totale |
9.121.714 |
56,02 |
63,80 |
64,79 |
45,17 |
50,65 |
•
analisi per fasce di abitanti
| n.
abitanti -anno 2000 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| fino
a 1.000 |
30 |
31 |
38 |
33 |
40 |
| fino
a 5.000 |
124 |
146 |
142 |
105 |
122 |
| fino
a 10.000 |
82 |
93 |
92 |
62 |
59 |
| fino
a 50.000 |
137 |
149 |
157 |
106 |
81 |
| fino
a 100.000 |
41 |
42 |
49 |
37 |
45 |
| fino
a 200.000 * |
26 |
28 |
29 |
11 |
15 |
| Comune
di Milano (1.300.000) |
71 |
93 |
84 |
58 |
100 |
| totale |
511 |
582 |
591 |
412 |
462 |
*
in questa fascia rientrano i Comuni di Bergamo (117.000 abitanti), Monza
(121.000 ab) e Brescia (195.000 ab) |
| |
|
torna in alto
Analisi
dei pagamenti per categorie di programmazione
|
|
•
per aree di programmazione
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
Area
ISTITUZIONALE * |
259 |
310 |
284 |
26 |
19 |
| Area
SOCIO ECONOMICA E CULTURALE |
78 |
74 |
72 |
59 |
64 |
| Area
SERVIZI ALLA PERSONA |
55 |
47 |
42 |
55 |
68 |
| Area
TERRITORIALE |
70 |
36 |
96 |
175 |
237 |
| Area
FONDI |
49 |
115 |
97 |
97 |
74 |
|
|
511 |
582 |
591 |
412 |
462 |
*
la notevole riduzione dello stanziamento
relativo all'area istituzionale a partire dal 2001 è relativo alla
compartecipazione all'Irap a favore di comuni (cap. 4567)
•
per tipo di spesa
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
spese
correnti |
314 |
382 |
377 |
139 |
164 |
| spese
d’investimento in capitale |
194 |
197 |
207 |
263 |
287 |
| spese
d'investimento in annualità |
3 |
3 |
7 |
10 |
11 |
| totale |
511 |
582 |
591 |
411 |
463 |
•
per tipo di risorsa
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
risorse
autonome |
177 |
204 |
192 |
193 |
214 |
| risorse
vincolate |
83 |
77 |
123 |
207 |
248 |
| risorse
finalizzate |
251 |
302 |
276 |
11 |
|
| totale |
511 |
583 |
591 |
411 |
462 |
•
per funzioni obiettivo
| |
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
|
|
Area
ISTITUZIONALE |
|
|
|
|
|
| 1.01.01 |
Devoluzione,
federalismo e sussidiarietà |
250 |
303 |
279 |
12 |
1 |
| 1.01.06 |
Politica
innovativa delle risorse organizzative e umane |
8 |
7 |
5 |
6 |
5 |
| 1.02.01 |
Sicurezza
dei cittadini e del territorio |
|
|
|
7 |
9 |
| 1.02.02 |
Protezione
Civile |
|
|
|
1 |
4 |
|
|
Totale
Area Istituzionale |
258 |
310 |
284 |
26 |
19 |
|
|
Area
dello SVILUPPO SOCIO -ECONOMICO e CULTURALE |
|
|
|
|
|
| 2.03.04 |
Agricoltura |
10 |
12 |
13 |
2 |
3 |
| 2.03.10 |
Crescita
di competitività del sistema delle imprese |
28 |
11 |
14 |
11 |
20 |
| 2.04.01 |
Beni
e attività culturali |
3 |
7 |
4 |
6 |
16 |
| 2.04.02 |
Promozione
e sviluppo delle attività ricreative e sportive |
3 |
3 |
3 |
3 |
4 |
| 2.05.01 |
Una
formazione professionale adeguata al mondo del lavoro |
23 |
12 |
13 |
4 |
0 |
| 2.05.02 |
Un'
educazione scolastica ed universitaria di piena competenza regionale |
7 |
29 |
25 |
32 |
20 |
|
|
Totale
Area Economica e Culturale |
78 |
74 |
72 |
59 |
64 |
|
|
Area
dei SERVIZI ALLA PERSONA |
|
|
|
|
|
| 3.06.01 |
Un
welfare più leggero e dinamico |
21 |
6 |
9 |
15 |
38 |
| 3.06.02 |
Sviluppo
dell'organizzazione a rete dei servizi e degli interventi per
famiglie, minori e adolescenti |
19 |
24 |
16 |
23 |
11 |
| 3.06.04 |
Sistema
integrato dei servizi e degli interventi volto a contrastare l'esclusione
sociale |
4 |
5 |
7 |
3 |
7 |
| 3.06.05 |
Ridefinizione
del sistema delle cure continuative a sostegno delle situazioni
di fragilità |
11 |
12 |
9 |
15 |
12 |
|
|
Totale
Area dei Servizi alla persona |
55 |
47 |
42 |
55 |
68 |
|
|
Area
TERRITORIALE |
|
|
|
|
|
| 4.08.02 |
Riforma
del Trasporto Pubblico Regionale |
1 |
1 |
3 |
2 |
6 |
| 4.08.03 |
Riqualificazione
e potenziamento delle infrastrutture di trasporto in Lombardia |
3 |
|
1 |
2 |
24 |
| 4.09.01 |
Politica
energetica regionale |
|
2 |
2 |
|
1 |
| 4.09.02 |
Recupero,
valorizzazione e smaltimento dei rifiuti; bonifica delle aree
contaminate |
24 |
8 |
21 |
11 |
11 |
| 4.09.03 |
Programmazione
e gestione delle risorse idriche |
28 |
13 |
11 |
13 |
14 |
| 4.09.04 |
Strategie
e investimenti per i servizi innovativi di pubblica utilità |
5 |
3 |
3 |
3 |
4 |
| 4.09.06 |
Aree
protette |
1 |
1 |
|
1 |
|
| 4.10.01 |
Riforma
normativa urbanistica e adeguamento della pianificazione territoriale
e paesistica |
1 |
|
1 |
1 |
|
| 4.10.02 |
Incentivazione
dell'utilizzo di strumenti di programmazione territoriale |
|
|
|
|
10 |
| 4.10.03 |
Valorizzazione
del territorio e difesa dai rischi idraulico e idrogeologico |
5 |
2 |
9 |
70 |
61 |
| 4.10.04 |
Valorizzazione
e riqualificazione territoriale |
3 |
5 |
23 |
15 |
16 |
| 4.11.01 |
Un
sistema integrato per l'edilizia residenziale sociale |
|
1 |
21 |
57 |
90 |
|
|
Totale
Area Territoriale |
70 |
36 |
95 |
175 |
237 |
|
|
Area
FONDI |
|
|
|
|
|
| 5.00.02 |
Risorse
operative |
1 |
|
|
1 |
|
| 5.00.04 |
Fondi |
48 |
115 |
97 |
96 |
74 |
|
|
Totale
Area Fondi |
49 |
115 |
97 |
97 |
74 |
|
|
|
|