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"La situazione attuale del personale degli enti locali e le prospettive di rinnovo contrattuale"

di Arturo Bianco
Direttore Centro Studi Ancitel Spa

Il comitato di settore del comparto regioni ed autonomie locali ha varato le direttive all'ARAN per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il quadriennio 2002/2005. Con la approvazione da parte del Governo tali direttive consentono l'avvio delle trattative formali.
Molti i punti in discussione, a partire dalla stessa struttura dei contratti. E' stato deciso di mantenere un solo contratto per le regioni e per gli enti locali, ma è fortemente sentita la esigenza di assumere rilevanti elementi di specificità. In particolare per le regioni e, all'interno del mondo degli enti locali, per i comuni di più ridotte dimensioni, da una parte, e per le realtà metropolitane, dall'altra.
Un altro grande capitolo che assume un rilievo particolarmente forte è costituito dal rapporto tra la contrattazione nazionale e quella decentrata. Si pone, in primo luogo, un problema di ruolo stesso della contrattazione nazionale, soprattutto alla luce del processo avviato dalla riforma del titolo V della Costituzione. La piattaforma sindacale è molto decisa nella difesa del ruolo del contratto nazionale. E' evidente comunque la spinta alla valorizzazione degli ambiti della contrattazione decentrata. In tale ambito, anche da parte sindacale, si evidenzia la necessità di stimolare il ricorso alla contrattazione collettiva decentrata su base territoriale.
Ma emerge, a questo punto, una riflessione basata sull'esame della esperienza degli ultimi anni. Già il contratto del quadriennio 1998/2001 ed il nuovo ordinamento professionale hanno concretizzato una marcata valorizzazione del ruolo della contrattazione decentrata. Ma gli esiti concreti di tale esperienza non sono affatto positivi (vedi al riguardo Arturo Bianco, La gestione privatistica del personale degli enti locali, Maggioli editore 2001 e Lorenzo Bordogna (a cura), Contrattazione integrativa e gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni, Franco Angeli editore, quaderni ARAN 2, 2002). Basta ricordare la esplosione dei costi che si è realizzata, le forme di utilizzazione dell'istituto della progressione orizzontale, la gestione dei poteri datoriali etc).
Molte, come è ovvio, le questioni di merito. A partire dalla quantità degli aumenti salariali e dalla loro copertura. Gli enti locali denunciano le condizioni di marcata ristrettezza dei propri bilanci, in particolare alla luce delle scelte operate dalla legge finanziaria e trovano difficoltà a fronteggiare i costi contrattuali.
Vi è poi la scelta tra la quantità di risorse aggiuntive da destinare al miglioramento degli stipendi tabellari e quella da riservare al trattamento economico accessorio.
Ricordiamo che da parte delle organizzazioni sindacali si richiede il recupero integrale del tasso di inflazione e la copertura del gap che differenzia il comparto dagli altri settori pubblici, sia in termini di trattamento economico fondamentale che di retribuzione accessoria. Ed ancora, per i contratti decentrati la piattaforma sindacale ipotizza una integrazione ulteriore, sulla base di un "reale collegamento al lavoro". Con tale formula si pone la necessità di superare i rigidi vincoli che il CCNL dello 1.4.1999 (quadriennio 1998/2001) ha posto alla dotazione finanziaria del fondo per il trattamento economico accessorio e si vuole prevedere esplicitamente la possibilità di integrare le risorse con fondi di bilancio, con il solo vincolo della salvaguardia dei suoi equilibri.
Le organizzazioni sindacali, alla luce della intensità del processo di esternalizzazione che è in corso e che troppo spesso si basa unicamente sui vantaggi che possono derivare dalla riduzione del costo del lavoro, chiede la contrattualizzazione di tale istituto.
Per i sindacati, il trattamento economico delle posizioni organizzative deve essere finanziato in tutti gli enti con oneri a carico del bilancio, così come oggi avviene nei comuni sprovvisti di dirigenti. E si ipotizza la introduzione, mutuandola dalle indicazioni contenute nel CCNL dei dirigenti del settore enti locali, di una clausola di garanzia per i casi di soppressione o ridefinizione delle posizioni organizzative "a seguito di modifica dell'assetto organizzativo degli enti e nei casi di assunzione diretta di responsabilità gestionali da parte dell'organo politico nei comuni sotto i 5000 abitanti".
La piattaforma sindacale evidenzia la necessità di superare l'attuale sistema di inquadramento basato su 4 categorie e sulla coesistenza nelle categorie B e D di due diverse posizioni di accesso, scelta compiuta dal precedente contratto per salvaguardare le vecchie quinte ed ottave qualifiche.
Si richiede inoltre la verifica delle declaratorie delle attuali categorie, la possibilità di prevedere uno sviluppo orizzontale ulteriore, e la "riconsiderazione" dei valori economici delle posizioni di sviluppo per la categoria D.
Notevole attenzione è dedicata alla esigenza di ridefinizione dei profili professionali.
 
La situazione attuale del personale
Molti ed importanti dati di conoscenza della situazione attuale del personale degli enti locali emergono dal censimento realizzato dal Ministero dell'interno alla data del 31 dicembre 2000. Il personale è in calo; crescono le dotazioni organiche; il maggior numero di inquadramenti si ha nelle categorie C o B; i dipendenti sono soprattutto in possesso del titolo di studio del diploma di scuola media superiore o di scuola media.
Le dotazioni organiche prevedono 658.720 dipendenti. A tale cifra sono da aggiungere 8.577 posti in soprannumero. I posti vacanti risultano a tale data essere 146.218.
Nella categoria C abbiamo il 39,4% dei dipendenti ed in quella B abbiamo il 30,8%, mentre nella categoria D sono inquadrati il 19% dei dipendenti, i dirigenti sono l'1,6% e nella categoria A abbiamo lo 11,6% dei dipendenti.
Al precedente censimento dello 1.1.1995 i posti in organico risultavano essere 647.127. Si deve quindi rilevare un aumento degli organici pari a 11.593 unità. Il personale effettivamente in servizio, al 31 dicembre 2000, è pari a 521.058 unità. I posti vacanti allo 1.1.1995 erano pari a 116.940 unità.
Rispetto ai dati del precedente censimento, rilevati il giorno 1.1.1995, si evidenzia una lieve crescita delle dotazioni organiche (pari allo 1,8%) ed una forte crescita dei posti vacanti (oltre il 21%), mentre abbiamo un calo di dipendenti in servizio che è pari, in valore assoluto, a 35.664 unità ed in percentuale al 6,5%. Il calo deve essere spiegato con il trasferimento di circa 72.300 dipendenti scolastici, personale ATA, allo Stato.
Risulta basso il numero dei dipendenti laureati, mentre vi è una quota significativa di personale sprovvisto di titolo di studio o in possesso della sola licenza di scuola media. Infatti i laureati sono pari ad appena lo 11,3% dei dipendenti; coloro in possesso del solo titolo della scuola dell'obbligo sono il 28%. Mentre quasi il 38% dei dipendenti è in possesso del diploma di scuola media superiore.
Tra il personale degli enti locali prevalgono i dipendenti di sesso maschile, che sono infatti pari al 53,9% del totale. Le donne sono invece pari al 46,1%.
Cresce il ricorso al conferimento di incarichi a tempo determinato a personale assunto con uno specifico contratto a termine. Tali dipendenti sono 9.799, cioè il 2,8% del totale dei dipendenti degli enti locali. I contratti a tempo determinato stipulati per la copertura di posti vuoti in dotazione organica sono 7,524, cifra pari al 2,2% del totale dei dipendenti e quelli al di fuori delle dotazioni organiche sono 2.275, pari allo 0,6%.
Assai interessante è anche il dato sulle posizioni organizzative istituite alla data del 31 dicembre 2000: 17.017, pari al 3,8% del totale del personale.
Il telelavoro è utilizzato solo da 31 dipendenti. I contratti di formazione e lavoro sono 137.
I lavoratori interinali sono 624. Ricordiamo, comunque, che tali dati sono stati censiti al 31 dicembre 2000 e la regolamentazione contrattuale è appena del 14.9.2000 (cd code contrattuali).
I contratti a termine vengono utilizzati per 11.391 unità, cioè per il 2,7% del totale del personale.
Hanno un rapporto di lavoro a part time 18.881 dipendenti tra i 7.201 i cui dati sono stati elaborati; la percentuale è pari al 4,3% del totale dei dipendenti in servizio. Quindi, una percentuale assai bassa.
I dati sulle progressioni orizzontali indicano che gli enti vi hanno fatto un ampio ricorso; infatti, basta sommare i dati sul numero dei dipendenti che non sono collocati nelle posizioni iniziali e su quelli collocati in posizioni che possono essere tanto di sviluppo che di primo inquadramento.
I profili più diffusi sono sicuramente quelli relativi ai tecnici ed agli amministrativi. Nella categoria A essi sono 16.420; nella categoria B1 sono 30918; nella categoria B3 sono 27.797; nella categoria C sono 21.543; nella categoria D1 sono 12.857; nella categoria D3 sono 8.777 e tra i dirigenti sono 2.386. Per un totale di 120.968 unità.
 

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